Due regine del veleno a confronto
Nel regno delle leggende oscure, dove realtà e mito si intrecciano come trame di un romanzo noir, due nomi risuonano nell’immaginario popolare siciliano: Giulia Tofana, la creatrice dell’Acqua Tofana, e Giovanna Bonanno, la temuta Vecchia dell’Aceto. Entrambe maestre dell’arte dell’addio definitivo, due donne che hanno trasformato il veleno in una strategia di sopravvivenza, un’arma sottile e letale nelle mani di chi non aveva altra scelta.
Ma chi, tra le due, merita il titolo di regina del veleno? Per rispondere, abbiamo organizzato un’intervista impossibile, mettendole una di fronte all’altra in un duello di astuzia, pragmatismo e un pizzico di velenosa ironia.
Benvenute… o meglio, bentornate! È un onore (e un po’ di timore) avervi qui. Partiamo subito con una domanda scomoda: chi di voi è la vera regina del veleno?
GIULIA: Oh, tesoro, la risposta è ovvia. Io ho trasformato la liberazione femminile in un’arte. La mia Acqua Tofana era discreta, quasi poetica. Qualche goccia nel vino e il marito violento o indesiderato spariva senza clamore, senza lasciare tracce. Eleganza, perfezione, impunità. E diciamocelo: nessuno sospettava mai nulla.
GIOVANNA: Pff, Giulia, sempre così sofisticata! Io ero più diretta. Il mio aceto velenoso era accessibile a tutte: nobildonne, popolane, chiunque avesse bisogno di una via d’uscita rapida e conveniente. Il tuo metodo era raffinato, il mio era efficace. Un marito oppressivo? Un vicino troppo curioso? Un’eredità da sbloccare? Detto, fatto. Nessuna teatralità, solo pragmatismo.
Due filosofie diverse. Ma se foste vissute oggi, sareste delle influencer del vostro settore?
GIULIA: Oh, senza ombra di dubbio! Avrei venduto la mia Acqua Tofana con un packaging di lusso e testimonial anonimi: "La soluzione definitiva per una nuova vita". Immagina una campagna pubblicitaria con lo slogan "Empowerment e libertà", magari con recensioni entusiaste di clienti soddisfatte.
GIOVANNA: Io, invece, avrei usato la vendita diretta, niente fronzoli, solo efficienza. Offerte last minute, sconti fedeltà e, perché no, un codice promozionale per le clienti affezionate. "Compra un veleno, il secondo lo paghi la metà". E con un piccolo extra, ti aggiungo anche un filtro d’amore…
Avete aiutato molte donne… o almeno così si dice. Vi sentite delle pioniere del femminismo?
GIULIA: In un certo senso, sì. Ai miei tempi non c’erano avvocati divorzisti, non esisteva alcuna tutela per le donne. Io ho offerto un’alternativa concreta: una via d’uscita definitiva da matrimoni soffocanti. Un piccolo aiuto per un nuovo inizio.
GIOVANNA: Bah, femminismo… io ero più pragmatica. Il mio veleno non era un’ideologia, era una soluzione. Se qualcuno aveva bisogno, io c’ero. Non mi interessavano le rivoluzioni sociali, mi interessava la sopravvivenza. E la gente pagava bene.
Un consiglio per chi, oggi, volesse "liberarsi" di qualcuno?
GIULIA: Amore mio, siamo nel 2025. Avete il divorzio, la terapia di coppia, persino i gruppi di auto-aiuto. Ai miei tempi, invece, c’era solo un’unica via d’uscita… ed era dal sapore delicato di mandorla amara.
GIOVANNA: Il mio consiglio? Se proprio dovete… almeno non fatevi beccare! Ma soprattutto, non venite a dire in giro che vi ho dato l’idea!
Se poteste tornare indietro, rifareste tutto?
GIULIA: Ogni singola goccia.
GIOVANNA: E aggiungerei anche uno sconto quantità.
Siete state scoperte e giustiziate. Pensate di aver lasciato un’eredità?
GIULIA: Sicuramente. Il mio nome è ancora sinonimo di veleno perfetto, inafferrabile. Un’arte, più che un crimine.
GIOVANNA: Io ho lasciato un metodo. Nessuna fine tragica, nessun sospetto. Solo un problema che si dissolveva nel nulla.
Si dice che la vostra clientela fosse principalmente femminile. È vero?
GIULIA: Assolutamente. Le donne non avevano voce in capitolo nei matrimoni e io ho offerto loro una possibilità di scelta.
GIOVANNA: Io non facevo domande. Ma sì, le donne erano la mia clientela principale. Troppe non avevano altra soluzione.
Se poteste cenare con un personaggio storico, chi scegliereste?
GIULIA: Caterina de’ Medici. Penso che saremmo andate molto d’accordo nel discutere di intrighi di corte e… pozioni segrete.
GIOVANNA: Machiavelli. Avrei molto da imparare su come tessere trame senza lasciare tracce.
Qual è il vostro punto di vista sulle moderne serie TV e film sulle donne avvelenatrici?
GIULIA: Troppo drammatiche! Il vero veleno non si scopre mai, altro che effetti speciali e colpi di scena.
GIOVANNA: Concordo. E poi, diciamolo, oggi si affidano troppo alla tecnologia forense. Ai miei tempi, bastava un’ottima discrezione e una giusta dose di prudenza.

Le due regine del veleno ci salutano con un sorriso enigmatico.
Sono state criminali o eroine silenziose? La storia ha dato il suo verdetto, ma il fascino oscuro delle loro vicende continua a vivere nell’immaginario collettivo. E forse, da qualche parte, l’eco della loro risata risuona ancora.
Si conclude così questa intervista impossibile. Due donne, due filosofie, una sola certezza: nel regno dell’arsenico e del pragmatismo, non c’è spazio per la pietà. Ma se siete curiosi e voleste sapere di più sulla storia di queste due famose avvelenatrici, vi invitiamo a partecipare alle nostre passeggiate culturali. Vi aspettiamo a La Vecchia dell'Aceto e a Belladonna: guaritrici, streghe e avvelenatrici
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