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Amelia Edwards e l’Egitto: un viaggio che cambiò la storia

  • Immagine del redattore: Tacus Associazione
    Tacus Associazione
  • 12 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Miṣr, 1873

Mi trovo a oltre duemila chilometri di distanza dalla mia casa.

Come fosse la prima volta, è qui che sono riuscita a percepire il senso della vera bellezza. Assai lontana dalla grigia Londra, non posso fare a meno di soffermarmi sulla magnificenza del sole egiziano. Sembra ricoperto dell'oro più prezioso e, quando si specchia nelle acque del Nilo, la sua luce si rifrange con ancora maggiore splendore. Persino il vento ha una natura differente: mentre scorre tra colonne e geroglifici, sembra come sussurrare storie di un antico e glorioso passato. Quante meraviglie sono ancora sepolte sotto questa sabbia, in attesa di essere riscoperte?


All'interno di una tenda, tra le dune del deserto egizio, sotto la fioca luce di una candela, una donna è china su un tavolino di fortuna, intenta a riempire le pagine di un diario poggiato su uno scrittoio da viaggio. Il pennino d'acciaio scorre rapido sul foglio, come a voler imprimere avidamente ogni fotogramma della giornata appena trascorsa.

Con estrema meticolosità, la donna passa in rassegna i ricordi: il suo muoversi tra le colonne, sentendosi gigante e al tempo stesso piccolissima; le dita che sfiorano con reverenza i geroglifici; il bruciante desiderio di decifrare quei messaggi nascosti; la luce dorata e il vento caldo del deserto che le accarezzano il volto.


Lei è Amelia Blanford Edwards, un'energica e determinata donna di trentatré anni, assai lontana dall’immagine della donna devota alla casa e alla famiglia. Testardamente intenzionata a conquistare quella fetta di mondo che, fino ad allora, era stata quasi esclusivamente appannaggio degli uomini, Amelia è indipendente e vive della sua scrittura e del successo dei suoi romanzi. Grazie a essi, ha conquistato un’autonomia sociale ed economica che le consente di inseguire una delle sue passioni più grandi: viaggiare, da sola, ed esplorare il mondo, sfidando convenzioni, ruoli di genere e pregiudizi, ignorando moniti e rimproveri.


Lucy Renshawe, amica e fidata compagna di viaggio, è lì che la osserva scrivere: «E pensare che qualcuno ha etichettato questa come la tua ultima follia... "la nuova follia della Edwards"!»


Mentre l'ultimo granello di sabbia nella clessidra segna il sopraggiungere della notte, Amelia si sofferma a pensare alle migliaia di vite vissute in quei luoghi, dove per la prima volta si è stupita del colore caldo del sole e della finezza della sabbia del deserto. Poi, volgendosi verso Lucy, mormora: «Hai proprio ragione! Ma ciò a cui penso è il vissuto di questa gente, i loro amori, le abitudini e ambizioni… e come noi, secoli dopo, cerchiamo di scrutarne le vite e comprenderli. Non posso far altro che impegnarmi fino in fondo per mostrare al mondo le meraviglie e la storia di questa terra».


È proprio lì, con il Nilo che scorre placido poco distante e la vastità del deserto che la avvolge, che sente crescere dentro di sé il seme di una missione: raccontare al mondo l’Egitto, la sua storia, la sua cultura, un’eredità preziosa che deve essere tramandata ai posteri.


Pur non essendo mai andata esattamente in questo modo, ci piace immaginare cosi l’inizio della storia d’amore tra l’Egitto e Amelia, scrittrice, giornalista ed egittologa inglese.


Già nota per i suoi successi letterari, nel 1873, accompagnata da un gruppo di amici e da un’irrefrenabile passione per l’avventura e la scoperta, si imbarca in un’impresa straordinaria: risalire il Nilo per oltre mille miglia. Poco tempo dopo, da questa esperienza prenderà forma A Thousand Miles up the Nile (1876), un racconto vivido e dettagliato del suo viaggio, arricchito da splendide illustrazioni e disegni, capace di riaccendere l’interesse per l’antico Egitto.


Amelia, però, non si ferma alla scrittura. Il suo amore per questa terra la spinge oltre: diventa una fervente sostenitrice della conservazione del patrimonio egiziano e, nel 1882, fonda l’Egypt Exploration Fund, un’organizzazione dedicata alla tutela dei tesori dell’Egitto, gettando così le basi per l’archeologia moderna.


Oggi, il suo impegno vive ancora nelle opere di conservazione e nella passione di chi continua a studiare e proteggere l’antica civiltà dei faraoni.


Collage di immagini dell'antico Egitto: templi maestosi, piramidi imponenti nel deserto, una mappa geografica dell'Egitto e una donna esploratrice in abiti d'epoca.

Se vuoi approfondire le storie di viaggiatrici come Amelia, che hanno fatto del viaggio uno strumento di libertà ed emancipazione, che hanno lasciato impressioni e testimonianze del loro passaggio in Sicilia, non perdere Io viaggio sola. Scopri le date dell'evento

 

  • L'articolo è a cura della redazione di TACUS Arte Integrazione Cultura.

  • Le immagini dei collage sono state generate mediante un programma di AI

  • Il racconto è a cura di Carmela Corso

  • Fonte: Edwards Amelia B. (1877), A Thousand Miles up the Nile, Longmans, Green & Company.

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