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La Pietra di Palermo: un documento chiave dell'antica storia d'Egitto

Immagine del redattore: Tacus AssociazioneTacus Associazione

Aggiornamento: 12 mar

Tra gli straordinari tesori custoditi all’interno del Museo Archeologico Regionale Antonio Salinas, spicca la celebre Pietra di Palermo, uno dei più importanti documenti epigrafici della civiltà egizia.


Un misterioso viaggio, dall’Antico Egitto al Museo Salinas

Per ragioni ancora oggi avvolte nel mistero, un frammento della più antica tavola cronologica egizia, nota come Pietra di Palermo, fu donato il 19 ottobre 1877 al Museo Archeologico Regionale di Palermo. All'epoca, l’istituzione era diretta da Antonio Salinas, e la donazione avvenne per volontà del collezionista d'arte e avvocato Ferdinando Gaudiano.


Le circostanze esatte dell’acquisizione del reperto rimangono incerte. Secondo quanto riferito dal nipote di Gaudiano, il frammento sarebbe stato ereditato dal padre. Tuttavia, un'altra versione riportata da G. De Gregorio suggerisce che la pietra sarebbe stata originariamente ottenuta da un capitano di marina, aggiungendo un ulteriore elemento di incertezza alla sua storia.


Una cronaca millenaria incisa nella pietra

La Pietra di Palermo, risalente all’Antico Regno (circa 3100-2300 a.C.) e probabilmente incisa durante la V dinastia (intorno al 2500 a.C.), è una lastra di diorite anfibolica nera, con dimensioni di circa 43 cm di altezza, 25 cm di larghezza e 6,5 cm di spessore. Entrambe le superfici sono incise con geroglifici che documentano la cronologia dei primi sovrani egizi e riportano un dettagliato elenco di eventi storici e cerimonie religiose. Secondo gli archeologi, il frammento conservato a Palermo sarebbe appartenuto a una stele di dimensioni ben più imponenti, stimata attorno ai 2 metri di larghezza e 60-100 cm di altezza.


Le iscrizioni, organizzate in registri orizzontali suddivisi in caselle, forniscono informazioni cruciali riguardanti nascite divine, pratiche religiose, andamento dei raccolti, livelli delle inondazioni del Nilo, eventi politici e militari, comprese guerre, spedizioni, tributi e donazioni ai templi. Tali dati, non riscontrabili in altre fonti, rappresentano uno strumento essenziale per gli egittologi nella ricostruzione della cronologia delle prime dinastie e nel confronto tra le differenti datazioni storiche. Inoltre, attestano l'esistenza, già in epoca faraonica, di un sistema ufficiale di registrazione, basato sul calcolo degli anni di regno dei sovrani e sui livelli della piena del Nilo, un elemento determinante per comprendere l’economia agricola dell’Antico Egitto.


Uno degli aspetti più significativi della stele è la presenza di un elenco dei sovrani predinastici e delle prime cinque dinastie egizie, che la rende una fonte imprescindibile per la ricostruzione cronologica dell’Antico Regno. L’iscrizione è suddivisa in fasce orizzontali:

  • La prima, nella parte superiore, riporta un semplice elenco di 15 faraoni predinastici, senza ulteriori informazioni, probabilmente perché si riferisce a un’epoca così remota da non lasciare altre testimonianze scritte.

  • Le fasce successive, separate da bande, contengono i nomi dei re dalla I alla IV dinastia.


Ogni fila è segmentata in anni da un segno geroglifico simile a una f rovesciata, poiché la scrittura egizia procede da destra a sinistra. Nelle bande che separano le righe, sono annotati i nomi dei sovrani e delle rispettive madri reali. Per ciascun anno, nella parte inferiore è riportato il livello raggiunto dal Nilo in piena, mentre all’interno degli scomparti sono registrati gli eventi più significativi fino alla data della morte del re.


Osservando la sequenza dall’alto verso il basso e poi sul retro della pietra, si nota un progressivo aumento delle dimensioni delle caselle, dovuto alla crescente quantità di informazioni riportate. Questo fenomeno suggerisce che, con il passare del tempo, solo gli eventi più salienti venivano ricordati, mentre il passato recente e il presente offrivano allo scriba un numero maggiore di dettagli da registrare.


Considerata una delle più importanti testimonianze epigrafiche della storia egizia, la Pietra di Palermo è spesso accostata alla Stele di Rosetta per la sua rilevanza storica. Tuttavia, mentre la Stele di Rosetta fu determinante per la decifrazione dei geroglifici grazie al confronto con il greco antico, la Pietra di Palermo rappresenta il più antico esempio conosciuto di Annale Regale.


Oltre al frammento conservato presso il Museo Archeologico Regionale di Palermo, altri segmenti della stessa stele si trovano al Museo Egizio del Cairo e al Petrie Museum of Egyptian Archaeology di Londra.


Analisi, studi e interpretazioni

Il significato delle iscrizioni incise sulla Pietra di Palermo ha suscitato un vivace dibattito accademico, portando a numerose interpretazioni. Alcuni studiosi, tra cui Fernand Crombette, hanno avanzato teorie alternative, suggerendo che il testo non si limitasse a un semplice elenco di nomi e date, ma potesse contenere elementi di rebus fonetici, potenzialmente rivelatori di nuove informazioni sulla cronologia egizia. Tuttavia, tali ipotesi non hanno ottenuto ampio consenso nella comunità scientifica, poiché si discostano dai metodi di analisi linguistica tradizionalmente sviluppati da Jean-François Champollion.


L'interesse per questo documento emerse già nel 1866, quando il visconte Emmanuel de Rougé lo menzionò nel suo studio Recherches sur le monument qu’on peut attribuer aux six premières dynasties de Manethon. Nonostante i numerosi tentativi di interpretazione, il significato della stele rimase per lungo tempo enigmatico. Un contributo rilevante si deve allo studio di Édouard Naville, che, pur non fornendo risposte definitive, evidenziò l'importanza del reperto e riuscì a bloccare un tentativo di acquisizione da parte del Museo del Cairo.


Un significativo passo avanti avvenne nel 1902, quando lo studioso Heinrich Schäfer pubblicò il saggio Ein Bruchstück altägyptischer Königsannalen, offrendo la prima traduzione accurata del testo e contribuendo a chiarirne il valore storico. Dopo aver stabilito che si trattava di un frammento di una tavola cronologica, furono avviati diversi tentativi di ricostruzione dell’intero documento. Tuttavia, la scarsità di dati completi rese impossibile una ricostruzione pienamente soddisfacente.


Collage di quattro immagini relative alla Pietra di Palermo. Nella prima immagine a sinistra, ritratto in bianco e nero di Antonio Salinas, archeologo e direttore del Museo Archeologico Regionale di Palermo. Al centro, la Pietra di Palermo, un antico frammento epigrafico egizio risalente all’Antico Regno, inciso con geroglifici che documentano la cronologia dei primi faraoni. A destra, due immagini mostrano il team di ricerca diretto dal prof. Massimiliano Nuzzolo impegnato nello studio della Pietra di Palermo attraverso tecniche avanzate di analisi e illuminazione per migliorarne la leggibilità e la comprensione scientifica.
Immagini tratte dal web: Antonio Salinas (wikipedia.org); Pietra di Palermo (larazzodeltempo.it); Rilievi RTI (mediterraneoantico.it e innovitalia.esteri.it)

Nel 1999, l’egittologo britannico Toby Wilkinson propose una nuova lettura della stele, migliorando l’interpretazione del testo geroglifico e affinando la comprensione dell'intera struttura. Uno degli studi più recenti è stato condotto dal prof. Massimiliano Nuzzolo dell’Università Carlo IV di PragaDirettore della Missione Archeologica di Abusir in Egitto – in collaborazione con il Museo Salinas.


Grazie all’impiego della tecnica Reflectance Transformation Imaging (RTI), è stata ottenuta una riproduzione tridimensionale della superficie della pietra, permettendo di identificare dettagli precedentemente illeggibili. Queste ricerche hanno consentito non solo di migliorare la lettura di alcune iscrizioni, ma anche di chiarire aspetti relativi alla produzione della stele.


Sebbene il frammento conservato a Palermo sia solo una parte di un documento più ampio, esso continua a rappresentare un oggetto di studio fondamentale per gli egittologi. Grazie alle moderne tecniche di analisi, nuove informazioni potrebbero emergere, contribuendo a chiarire aspetti ancora poco conosciuti della storia egizia. Le ricerche in corso potrebbero rivelare dettagli inediti sulla genealogia dei faraoni, sugli eventi predinastici e sulle prime forme di amministrazione egizia, offrendo un contributo significativo alla comprensione della civiltà faraonica e alla sua evoluzione nel tempo.


 
  • L'articolo è a cura della redazione di TACUS Arte Integrazione Cultura.


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