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Alessandra Wolff: la dama e il Gattopardo

Immagine del redattore: Tacus AssociazioneTacus Associazione

Aggiornamento: 13 mar

Nel cuore di una Sicilia sospesa tra tradizione e modernità, tra i fasti di un'aristocrazia al tramonto e le trasformazioni di un'epoca in fermento, visse una donna straordinaria, capace di attraversare il Novecento con eleganza e determinazione. Alessandra Wolff-Stomersee, meglio nota come Licy, fu molto più di una principessa: intellettuale raffinata, pioniera della psicoanalisi in Italia e custode instancabile dell'eredità letteraria del marito, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.


La sua esistenza si sviluppò tra le sontuose dimore della nobiltà europea, i circoli culturali più esclusivi e le austere stanze della ricerca psicoanalitica, in un equilibrio tra mondi apparentemente inconciliabili. Cresciuta in un ambiente cosmopolita tra l’Impero russo e l’Europa occidentale, fu testimone di eventi epocali: dalla caduta degli zar alle devastazioni della Seconda guerra mondiale, fino alla dissoluzione dell’aristocrazia e all’emergere di nuove correnti di pensiero.


Il legame con Giuseppe Tomasi di Lampedusa fu un sodalizio profondo, scandito da distanze e riavvicinamenti, da un’intesa intellettuale coltivata attraverso lettere e letture condivise. Tuttavia, la sua esistenza non si esaurì nel ruolo di moglie del celebre autore de Il Gattopardo: la sua carriera psicoanalitica la vide impegnata in studi pionieristici e nella rifondazione della Società Psicoanalitica Italiana, in un’epoca in cui questo campo era ancora dominato dagli uomini.


Una figura di frontiera, sospesa tra passato e futuro, tra scienza e aristocrazia, tra indipendenza e dedizione. La sua storia è quella di un’anima inquieta e geniale, capace di lasciare un segno indelebile nella cultura e nella psicoanalisi italiana.


Origini aristocratiche e un’educazione cosmopolita

Figlia di Boris Wolff-Stomersee, alto dignitario alla corte dello zar Nicola II, e della celebre cantante lirica Alice Barbi, Alessandra Wolff-Stomersee, crebbe in un ambiente colto e raffinato, che alimentò fin da subito il suo talento eclettico.

L’incontro con Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Dopo il secondo matrimonio della madre con il diplomatico Pietro Tomasi Della Torretta, Licy conobbe Giuseppe Tomasi di Lampedusa, nipote del patrigno, a Londra nel 1925. I due si sposarono nel 1932 a Riga, con rito ortodosso. Per Licy si trattava di un secondo matrimonio, dopo un’unione di convenienza con il barone André Pilar von Pilchau, terminata rapidamente per incompatibilità e mai consumata.


I primi anni con Giuseppe furono segnati dalle difficoltà della vita a Palermo, dove la presenza dominante della suocera, Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, rese la convivenza complicata. Per questo motivo, Licy trovò spesso rifugio nel castello di famiglia a Stomersee, in Lettonia. Nonostante la distanza, il loro legame restò saldo, testimoniato dal carteggio raccolto in Un matrimonio epistolare, in cui emergono le loro affinità intellettuali e il comune amore per la letteratura, espresso nella lingua francese.


Collage in bianco e nero con quattro fotografie storiche di Alessandra Wolff-Stomersee e Giuseppe Tomasi di Lampedusa. A sinistra, un ritratto di Alessandra con capelli scuri e un foulard decorato. In alto a destra, Alessandra e Giuseppe camminano insieme per strada, lei indossa un elegante cappotto e cappello, mentre lui tiene un libro in mano. In basso a sinistra, la coppia è seduta a un tavolo da picnic all'aperto, sorridente. A destra, Alessandra e Giuseppe sono affacciati a una finestra, lei con un cappello decorato, lui in abiti formali.
Immagini tratte dal web

La passione per la psicoanalisi

Licy si formò presso l’Istituto di Psicoanalisi di Berlino sotto la guida di Karl Abraham, dove ebbe l’opportunità di lavorare con figure di spicco come Felix Böhm, Max Eitingon e Hans Liebermann. A Vienna entrò in contatto anche con Sigmund Freud, arricchendo il suo bagaglio teorico e clinico.


I suoi studi pionieristici sulle nevrosi, le psiconevrosi e la depressione infantile ricevettero il riconoscimento di psicoanalisti di rilievo come Cesare Musatti, anche se incontrarono la critica severa di Edoardo Weiss, che liquidò le sue teorie come "nonsense".


La guerra e il ritorno definitivo in Italia

La Seconda guerra mondiale stravolse la vita di Licy: il castello di Stomersee venne confiscato dai sovietici e lei fu costretta a stabilirsi definitivamente in Italia. In questo contesto divenne una figura chiave nella rifondazione della Società Psicoanalitica Italiana, assumendone la presidenza nel 1955, prima donna a ricoprire tale incarico.


La custode dell’eredità di Lampedusa

La morte di Giuseppe nel 1957 la segnò profondamente, ma la spinse anche a impegnarsi nella valorizzazione della sua opera. Grazie a lei, Il Gattopardo fu pubblicato postumo e ottenne il riconoscimento internazionale che lo rese un classico della letteratura italiana.

Negli anni successivi, la sua residenza in via Butera a Palermo divenne un centro di riferimento per la cultura e la psicoanalisi in Europa. Licy vi lavorò con passione fino alla sua scomparsa nel 1982.


Un’eredità culturale e intellettuale

La vicenda di Alessandra Wolff-Stomersee è un esempio di intelligenza, determinazione e amore per la conoscenza. Il suo contributo alla psicoanalisi italiana e la dedizione nel preservare l’opera di Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne fanno una figura di grande rilievo, il cui ricordo merita di essere riscoperto e valorizzato.


Conoscevate la sua storia? Vi ha sorpreso qualche aspetto della sua vita?

Diteci la vostra nei commenti!

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